29/08/2005

dopo tanto tempo e tanta vita vissuta lascio a questo blog nuove parole che spero commenterete:

“…crediamo troppo nei nostri sogni per smettere di pensare che tra due persone che si conoscono per caso in un bar, parlano un po’, si guardano e si sfiorano, non possa esserci molto più di un caso…”.

Scrissi questa frase in un messaggio e sentii che aveva in sé tutta la speranza per qualcosa che il mio cuore desiderava, ma che temeva che non avrebbe mai trovato. 

Ripensando a questo messaggio non ho potuto fare a meno di pensare che sono stato falso e traditore nei confronti della persona alla quale scrissi queste parole; una falsità “umana” legata al desiderio che tramite questo messaggio lei potesse in qualche assurda maniera legarsi a me. È vero! non c’è nulla di equilibrato in tutto questo, nulla di logico né di razionale. Ma a volte le cose si fanno seguendo assurde speranze ed inesistenti pretese; credendo che le passioni che muovono le nostre speranze, possano trovare corrispondenza nella realtà anche se non hanno nessun motivo reale per esistere. Ma esistono!

Qualcuno mi ha detto che questo significa vivere, che le cose si fanno anche senza motivo, anche se sappiamo che sono sbagliate. Non lo diciamo, ma pensiamo che gli altri non capiscono perché solo noi riusciamo a vedere sfumature che nessuno riesce a cogliere; e non parliamo di quello che proviamo perché siamo sempre convinti che gli altri non possono capire.

Ma tutto questo a cosa ci porta? Di cosa ci arricchisce un tale comportamento? Davvero questo equivale a vivere ed a sentirsi vivi? Davvero i nostri pensieri e le nostre speranze più segrete sono tanto diverse da quelle che provano gli altri? Siamo davvero così convinti di essere diversi gli uni dagli altri e di essere persone speciali solo perché parliamo di queste cose?

Qualcuno mi ha detto che sono un artista, un genio, una persona speciale che vive la vita a 360 gradi. Mi hanno detto che le mie poesie, i miei quadri e le cose che scrivo, esprimono una forza che pochi possono comprendere a pieno, che con le mie parole io riesco ad emozionare in un modo meraviglioso. Ma alla fine il risultato è sempre lo stesso: solitudine! Resto solo con me stesso, perso nel mare delle mie passioni, delle mie idee e dei miei sogni. Penso e ripenso a ciò che desidero e continuamente, tra una sigaretta e l’altra, mi scontro con la durezza della realtà. A volte gli altri sembra che capiscano quello che scrivo molto di più di quanto riesca io stesso. Leggendo le mie parole, provano emozioni che nemmeno io sento e trovano forza in una serie di parole messe lì, l’una dietro l’altra, anche in modo sintatticamente scorretto. Allora penso: “sono io che non capisco la profondità di quello che scrivo o sono loro che non capendo quello che leggono pensano che siano pensieri tanto profondi che non possono essere compresi a pieno?” Mi stanco, mi perdo e cerco la forza per venirne fuori, per rinascere a nuova vita; e mi ritrovo a scrivere parole, frasi e paragrafi che esprimono tutta la fragilità del mio essere, sperando di avere risposte che tardano sempre ad arrivare. Odio scrivere! Perché scrivere è pericoloso, ti svuota e quello che lascia è solo uno strano senso di vuoto interiore. Ma è come una droga; non riesci a farne a meno. Ti svegli una notte perché non riesci a dormire, cammini nel buio della tua casa, accendi la televisione ma non la guardi. Ti annoi, la spegni e ti affacci al balcone. Fumi una sigaretta e contempli la luna che questa notte è stranamente più luminosa.

Torni in casa, passi davanti al computer, lo accendi ed inizi a scrivere una frase. La cancelli e ci riprovi. All’inizio è difficile, ma poi, come se le mani andassero da sé, le parole si formano e si susseguono l’una all’altra formando frasi, periodi, paragrafi e capitoli e ti ritrovi a scrivere per ore qualcosa che non sai dove ti porterà. Qualcosa di cui non ne capisci il senso; descrivi emozioni, sensazioni e momenti che vivi ma non sai fino in fondo se sono reali. 

Ormai è l’alba, gli occhi ti bruciano dalla stanchezza, ma senti di dover scrivere ancora una frase; l’ultima.

Rileggi quanto hai scritto, in una qualche maniera lo senti tuo anche se non ne capisci a pieno il senso e spento il computer vai a letto.

Ma c’è ancora qualcosa che non ti fa stare bene. Hai scritto tanto, ti sei svuotato di ansie e paure, hai trovato nelle parole un punto di contatto tra il tuo cuore e la vita; ma questo non ti aiuta. Sei ancora solo, sei ancora più solo. Sei solo perché ora nemmeno i tuoi pensieri sono più nella tua mente: li hai scritti. Ti apparterranno sempre, ma non sono più chiusi nella tua mente a farti compagnia con tutta la loro malinconia.

Cercavi una risposta ed hai trovato domande. Cercavi serenità ed hai trovato solitudine. Allora ti riproponi di non scrivere mai più, ma non riesci a farne a meno; e senza un motivo, senza programmarlo, un giorno, metti su un po’ di bella musica e ricominci a scrivere, senza rendertene conto, qualcosa di nuovo, qualcosa che qualcuno definirà magico.  

Ma dov’è la magia? È forse nelle parole? È forse nelle emozioni che le parole sprigionano? Nel senso, nella forza di chi scrive o nella predisposizione di chi le legge?

Tutto riporta sempre alla stessa domanda. Chi è il poeta: chi scrive o chi legge? Forse il poeta è colui che resta sempre solo, colui che trova le parole giuste affinché gli altri, nel leggerle, possano trovare pace e felicità. E ti chiedi se troverai mai qualcuno che vuole vivere questa tua poesia con te.

Forse la poesia è in ogni essere umano, e la differenza è solo nel modo di esternarla.

Io non mi reputo speciale; non penso di essere una persona né rara né unica. Tutt’altro! Penso di essere uno fra i tanti, una persona appena sufficiente che è tanto stupida da parlare senza avere la paura di esprimere e vivere le proprie emozioni apertamente ed a pieno; senza la paura di soffrire ed essere ridicolizzato; un uomo che, solo perché è stato troppo esplicito e si è lasciato trasportare troppo dalle proprie emozioni, passioni e dai valori in cui crede, è pronto a correre il rischio di perdere qualcosa che potrebbe essere importante.  

A volte la sensazione che si prova è solo quella di essere usato o ignorato, ed anche in mezzo agli altri, ti senti fuori luogo e ti chiedi per tutto il tempo cosa ci fai in quel posto, tra quelle persone e non vedi l’ora di andartene senza sembrare né pazzo né scortese verso quelli che ti hanno invitato. Ti senti ancora una volta solo. E tutto d’un tratto, inizi a pensare che questa è per te uno stato d’animo familiare, una dimensione che ti appartiene anche se la odi. Ti ritrovi a parlare con tutti senza dire niente. Qualcuno pensa e ti dice che sei strano, ma tu neghi. Allora racconti qualcosa che per te non significa nulla e parli senza ascoltare trovando noiosa persino la tua voce, continui a pensare solo al momento giusto per congedarti e pensi e crei immagini e momenti che vivono solo nella tua mente. Sogni ad occhi aperti sperando di trovare piacere nei tuoi sogni; speri che qualcuno si accorga di tutto e ti chieda di entrare nei tuoi sogni, nella tua vita. Speri di trovare qualcuno che voglia camminare con te; ma non succede nulla. Ti ritrovi ancora più solo e quando la malinconia e l’angoscia raggiungono il tuo limite di sopportazione, dici che è tardi, saluti tutti, e ti allontani. Qualcuno ti chiede di restare ancora un po’, ma tu rifiuti l’invito sorridendo, dicendo che è tardi e ti allontani. E di lì a poco ti ritrovi a guidare verso casa fumando una sigaretta, non parlando con nessuno, con la mente piena di pensieri che non riesci a riordinare; ascoltando della musica che non ti piace particolarmente, ma che ti tiene lontano dai tuoi pensieri sperando di sentirti meno solo.

I giorni passano e nulla di particolarmente emozionante succede. Aspetti un messaggio o una telefonata che non arriverà mai ed è così che il tempo passa e ti distrai lasciandoti prendere da altre cose trovando una debole serenità; pensando che tu sia l’unico a provare certe sensazioni e a vivere certi stati d’animo, chiedendoti per quanto tempo sarà così, aspettando la prossima “crisi” che speri non arriverà, ma sai che ci sarà.

 Poi un giorno ti svegli, ti vesti, fai colazione ed esci.

Il sole è caldo, il cielo di un azzurro intenso e l’aria fresca ti fa stare bene. Le domande sono sempre le stesse e le risposte tardano sempre ad arrivare; poi, come folgorato, capisci e riconosci che uno dei motivi  per i quali vivi le emozioni in un certo modo, non è legato al tuo essere “speciale”; ma al tuo essere solo.

Ti accorgi che in fondo tu non credi nelle persone. Non credi che esista qualcuno che possa parlare la tua stessa lingua, qualcuno che possa credere nei tuoi stessi valori, sognare con te e che possa insegnarti a sognare. Ti aggiri nel mondo e tra le persone riempiendoti la bocca di belle parole e di speranze. Dici che credi nella magia dei sogni e dell’amore…ma in fondo al tuo cuore senti che sei il primo a non crederci. Non ci credi più o forse non ci hai mai creduto.

Poi, per caso, una sera che non volevi uscire, gli amici ti invitano. Fai uno sforzo ed esci. Sei silenzioso. Si sceglie di andare in pizzeria: accetti e li segui. E mentre parli tanto quanto basta per non apparire noioso e pesante, succede qualcosa.

Incontri per caso un’amica che è lì con una sua amica; le inviti al tuo tavolo incurante degli altri. Inizi a fare conversazione in modo leggero con questa nuova persona; lei chiacchiera, sorride, ti guarda, leggermente ti sfiora e senti che in questo incontro c’è molto di più di un caso. Inizi a pensare che forse puoi credere che esista qualcuno che parla la tua stessa lingua, vive i sogni come li vivi tu e crede nei tuoi stessi valori. E senza accorgertene ti leghi a quella persona ed a quello che lei rappresenta; ti lasci andare e cerchi in lei la corrispondenza che hai sempre cercato e sognato anche se in realtà esiste solo da parte tua.

E senza accorgertene, ti senti legato, mentendo a te stesso dicendoti che non ti stai innamorando. Ti ripeti che non devi correre, che vuoi conoscere quella persona prima di decidere se siete fatti l’uno per l’altra; ma nei tuoi pensieri, nei tuoi desideri c’è solo lei. Lei con la sua vita, i suoi problemi, le sue speranze, i suoi sogni ed i suoi difetti. 

A volte succede che questa corrispondenza esiste, altre, invece, esiste solo nella tua mente e si finisce col dire frasi del tipo “…credo troppo nella nostra amicizia per rovinarla con lo stare insieme…”. Come se stare insieme non sia fatto per persone che sono amiche; come se l’amore escluda dalle sue definizioni l’essere amici o che l’amore distrugge necessariamente l’amicizia. Ma mi chiedo: “come possono amarsi due persone che non sono amici ancor prima di essere amanti?”

Io credo che l’amore vero parta da una profonda amicizia perché essere amici significa conoscersi e che l’amore nasca da una profonda conoscenza che si trasforma in condivisione, assenza di solitudine e comunione quando si passa dall’amicizia all’amore.

Tutt’altro è l’innamoramento che non necessita dell’amicizia per esistere.

Due persone si incontrano, si piacciono e si fidanzano senza superare i limiti dell’imbarazzo legati alla scarsa conoscenza che si ha l’uno dell’altro. Ed è così che si fa la distinzione tra amici e fidanzati. Agli amici parli di tutto senza paura di un giudizio, all’innamorato, invece, nascondi sempre qualcosa di te o del tuo modo di essere perché hai paura che possa giudicarti e lasciarti. Ed alla fine necessariamente tutto è destinato a morire. Perché una persona è anche quello che nasconde.

Però una via d’uscita da questa sorta di “supplizio di Tantalo” esiste.

L’unica via d’uscita è legata alla volontà di chi sta insieme di conoscersi, superare l’imbarazzo del giudizio, superare la paura dell’essere lasciati e nella volontà di diventare amici e nel coraggio di riconoscere se dopo tutto questo, esiste ancora una reale comunione e quindi l’amore.

A volte però passano anni durante i quali si resta fidanzati e ci si scambia promesse d’amore eterno, confondendo l’abitudine, l’affezione, le esperienze fatte insieme ed i bei momenti con l’amore; e quando si arriva a dover fare la scelta di lasciarsi o di stare insieme, molte volte si finisce con lo sposarsi perché è da troppo tempo che si sta insieme; ed i giudizi degli altri fanno più paura di un matrimonio senza amore.

di marxel at 21:02:53 7 Commenti

16/06/2005

Post per Piero

Una sola considerazione: come esprimere il disaccordo sulla scelta dello strumento 'referendum' su una questione così delicata e suscettibile di creare un precedente? Lo giudico un fallimento delle istituzioni in materia legislativa. L'astensione non è una posizione di disinteresse per la questione. Al contrario, è una posizione molto concreta ed efficace, tant'è vero che chi l'ha capito ha cercato di contrastarla facendola passare per una vigliaccata. Sono bravi taluni a fare i moralisti!
Viviamo in un'epoca in cui il relativismo vuol farla da padrone rivelando tutta la sua menzogna! E' breve il passo dal 'così è, se mi pare' al 'così è, come mi pare!' : se si fa fuori la realtà, il confronto umile con la realtà in tutti i suoi fattori per esaltare un punto di vista particolare, tutti i pareri diventano equivalenti.
La contraddizione sta nel fatto che prima si asserisce che non esiste nessuna verità, poi si fa di una opinione un assoluto. Non si spiegano altrimenti le accuse di oscurantismo, clericalismo e via dicendo rivolte a chi osa sostenere una posizione diversa: dov'è finita la tolleranza, la democrazia di cui ci si riempie tanto la bocca o, più semplicemente, il rispetto per l'opinione altrui? Denigrare è sempre un colpo basso perché è un modo per vincere la partita screditando l'altro piuttosto che dando le ragioni delle proprie affermazioni.

di violaine at 13:54:31 Commenta:

12/05/2005

di violaine at 13:26:35 3 Commenti

12/05/2005

 

 

 

 

 

 

PRIMA DEL VIAGGIO

Prima del viaggio si scrutano gli orari,

Le coincidenze, le soste, le pernottazioni

E le prenotazioni (di camere con bagno

O doccia, a un letto o due o addirittura un flat);

Si consultano

Le guide di Hachette e quelle dei musei,

Si cambiano valute, si dividono

Franchi da escudos, rubli da copechi;

Prima del viaggio s’informa

Qualche amico o parente, si controllano

Valige e passaporti, si completa

Il corredo, si acquista un supplemento

Di lamette da barba, eventualmente

Si da un’occhiata al testamento, pura

Scaramanzia perché i disastri aerei

In percentuale sono nulla;

Prima

Del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che

Il saggio non si muova e che il piacere

Di ritornare costi uno sproposito.

E poi si parte e tutto è O.K. E tutto

È per il meglio e inutile.

[…]
E ora che ne sarà

Del mio viaggio?

Troppo accuratamente l’ho studiato

Senza saperne nulla. Un imprevisto

È la sola speranza. Ma mi dicono

Ch’è una stoltezza dirselo.


Eugenio Montale

di violaine at 12:16:50 Commenta:

08/02/2005

A VOLTE SI SCRIVE PER SE STESSI, ALTRE VOLTE PER GLI ALTRI, ALTRE VOLTE ANCORA SOLO PER RIFLETTERE INSIEME A CHI LEGGE....

Oggi la pioggia cadeva su tutto lavando via le impronte delle porcherie e pulendo i colori sbiaditi di un mondo polveroso. Viaggio su un treno che veloce e sicuro scivola sulle sue rotaie; è monotono nei suoi rumori e paesaggi, ma vivo dentro, pieno di vite che nelle loro realtà diverse si trovano insieme per il viaggio. Un viaggio familiare per molti, nuovo per pochi, stancante per altri; ascolto le mille voci che si confondono tra loro in un unico coro senza significato. A volte un solista si sente ridere, distraendomi e facendomi voltare, ma subito la sua voce viene coperta dal coro che, come vivo, la ingoia.

La pioggia cade ed il treno con impavido coraggio la affronta veloce tagliandola e schiacciandola sui suoi vetri ormai bagnati. Nelle stazioni si ferma e sembra quasi che trovi un attimo di riposo per riprender fiato e subito riprendere la sua corsa.

Alzo lo sguardo e vedo un cielo senza colori con una opaca luminosità diffusa che rende gli occhi pesanti e spinge un torpore a diffondersi lungo il corpo.

Giro lo sguardo e vedo in fondo alla mia carrozza una ragazza che con occhiali da sole legge un libro in attesa che il suo viaggio termini senza troppi scossoni per la sua anima innamorata. Risento la risata di prima, la cerco con gli occhi, la trovo e prima che scompaia nuovamente come un sogno al risveglio, la osservo. Sono tre ragazzi che nella spensieratezza dei loro sedici anni stanno viaggiando per trovare la loro casa: parlano d’amore, interrogazioni, passioni, problemi esistenziali e vestiti dandosi profondi consigli di vita con la medesima forza d’animo e sicurezza.

Il viaggio è quasi alla fine per me, così come lo è per altri, così come è già finito per alcuni, e per altri inizierà, e così come finirà dopo per altri quando io sarò sceso da questo treno al quale mi sento legato e del quale sento di far parte.

Sono nuovamente distratto dalla voce di un uomo che commenta il governo ad alta voce. Lo guardo: sembra un operaio segnato dalla vita e stanco, desideroso solo di ritrovare presto la calda serenità della sua casa separata dal mondo esterno da una porta blindata che dà sicurezza. 

Riabbasso lo sguardo metto le cuffie, premo play, alzo il volume e subito quella delicata musica di “Stevie Wonder” sovrasta tutti gli altri suoni; mi lascio andare e come cullato chiudo gli occhi. Sento prossima la mia fermata, apro gli occhi e sto entrando nella mia stazione, la riconosco da quel albero di mimose che si allunga sui binari. Mi alzo.

Mi avvicino alle porte, il treno con un lungo fischio si ferma, si aprono le porte.

Non piove più, alzo lo sguardo e vedo che il cielo è più azzurro, respiro a pieni polmoni quest’aria sottile e mi avvio verso casa per una nuova strada stanco ma sveglio. Torno a casa dove i miei calorosi amori e le mie certezze mi aspettano dietro una porta blindata di cui solo io ne ho le chiavi.

di marxel at 18:11:53 Commenta:

12/01/2005

A volte scrivere aiuta a sentirsi meglio, altre volte ti butta addosso un torpore che si tramuta in una malinconia sentimentale che non sai da dove viene, ma che ti investe come un onda travolgendoti.

E come sommerso da quell’onda, ti allontani dal mondo circostante, annebbiato nel cuore e nella mente, lontano da tutti.

Una musica jazz di “Bill Evans” suona come sottofondo, contribuendo a liberare la mente dai pensieri, donandomi un po’ di serena tranquillità; la mano si ferma nello scrivere, ma poi trasportata dal crescendo di questa musica riprende con vigore e passione a tracciare segni chiamati parole che come in un’armoniosa sequenza si legano tra loro fermando sulla carta quello che il cuore non dice e la mente assapora.

Un vento forte frusta le persiane chiuse e la pioggia battente fa sentire la sua presenza, mentre emozioni forti mi attraversano dentro come fulmini sconvolgendomi e disorientandomi. Nulla sembra darmi serenità; continuo a scrivere e sento gli altri sempre più lontani, solo la musica mi conforta, sembra quasi che sappia ciò che sento e parlandomi a modo suo sembra che riesca a darmi pace.

La musica cambia ancora, ora è “Vecchioni” che con le sue “luci a San Siro”, mi prende per mano e mi porta con sé, il cuore si riempie di calore riscaldandosi come solo un sole estivo può fare e lontano inizio a viaggiare con la mente sognando pace e serenità per il cuore e la mente stanca.

Immagini della mia vita si inseguono nella mente dando vita a sogni da sempre rimasti tali che, come angeli custodi, mi accompagnano da quando ho memoria dei miei sogni. Le luci del giorno si spengono e la notte si accende per le strade e tutto il grigio della vita sparisce per lasciare lo spazio al dorato delle luci che rendono più bella la città.

Sono stanco di sognare, stanco di scrivere; la mano si è fatta pesante, il vento sembra che abbia smesso di gridare e si sia calmato; anche il cielo ha smesso di piangere e un’aria pungente riempie lo spazio. Tutto sembra aver trovato la sua pace, mentre gli “U2” con la loro musica danno commiato a tutto lasciando che la notte si approfondi lungo i pendii dell’anima.
di marxel at 14:54:14 1 Commento

30/12/2004

anche se oggi è 30-12-2004, invio a tutti voi i miei auguri di buon Natale e sereno 2005. questi auguri dovevano essere inviati il 19-12-2004, ma per problemi di PC partono solo ora...scusate e spero li consideriate ancora validi.

 

Cari lettori,

si avvicinano le feste natalizie e lo Spirito del Santo Natale, sembra impregnare tutte  le cose, il tempo assume forme e colori nuovi, le persone abbracciano la vita con forza viva e la grigia foschia del tempo passato lascia spazio a pace e tepore del cuore che si riempie di forza nuova e vivida.

Le luci del mondo si smorzano e gli affetti vecchi e nuovi sembrano riscaldare l’aria ed il quotidiano; in questi giorni c’è spazio per tutto ed il dolore, la sofferenza e le tensioni che accompagnano la quotidiana “normalità” di ogni uomo, sembrano allentare la loro morsa.

Da un angolo del mondo che freneticamente corre, scrivo a tutti voi parole piene di commosso calore; scrivo, illuminato dalla calda e silenziosa luce della mia lampada di carta, mentre una dolcissima e melodica musica dei Simple Red riempie lo spazio accompagnando i miei pensieri che, trascinati dalla tumultuosa passione del mio animo viaggiatore,  si fanno strada attraverso le idee prendendo forma sui tasti di questo computer.

Auguro a tutti voi con sincero affetto un caldo e sereno Natale; auguro Pace ai vostri cuori infranti dalla dura realtà che a volte violentemente colpisce le nostre vite, ed inoltre auguro Amore ai vostri cuori che troppe volte in quest’ultimo anno hanno pianto e gioito per piccole e grandi cose. Auguro serenità alle vostre vite che troppe volte sono state trascinate dalla vita e dalle prove alle quali ogni giorno siamo sottoposti. Auguro semplicità ai vostri animi che nella complessità della propria mente riempiono di ansie e tensioni ogni momento, dimenticando che la strada è nel tendere al semplice per riscoprire il senso dell’essere.

Ripensate al vostro ultimo anno e rivedrete momenti felici e momenti tristi, momenti appassionati e giorni di monotonia, grandi successi ed altrettante delusioni.

Ripensando con intensità a questi ultimi 365 giorni i vostri occhi si riempiranno di lacrime di gioia e di dolore ed il vostro viso sorriderà o si incupirà; in pochi attimi vivrete sentimenti e sensazioni travolgenti e contrastanti; e alla fine sarete tentati dal valutare questo anno come positivo o negativo, come un anno buono o un anno cattivo…

Beh!...vi dirò che se durante quest’anno avete pianto ed avete anche riso, se avete sofferto o anche gioito, se avete vissuto e qualche volta vi siete fatti trascinare dalla vita perché troppo stanchi per reagire, allora il vostro anno è stato un buon anno, un anno di vita! Perché questa è la meravigliosa imprevedibilità della vita che ci fa crescere.

Se invece ripenserete a questo 2004 come un normalissimo anno durante in quale nulla vi ha mai sconvolti od emozionati, allora il mio augurio speciale e più caldo è per voi, affinché possiate vivere la vita e non passarci attraverso.

Auguri a tutti

di marxel at 15:02:05 Commenta: